San Silvestro in Aspromonte

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San Silvestro in Aspromonte

Data:

11-12-2023

San Silvestro in Aspromonte

Descrizione

nessuno sforzo è inutile se è indirizzato al recupero, alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio spirituale e culturale da cui proveniamo. Nessuna fatica è vana se è orientata a farci prendere coscienza delle nostre origini”...


29 AGOSTO 2019  INAUGURAZIONE OPERA PITTORICA

"SAN SILVESTRO E L'ASPROMONTE TRA STORIA E LEGGENDA"

DEGLI ARTISTI Prof.ssa Daniela Autunno e Prof. Angelo Maisano 

LA LEGGENDA:

Il luogo in cui sorge la nostra abside è lo scenario in cui è ambientata la leggenda di San Silvestro, riportata da Mons. Ferrante nell’articolo I Santi e l’Aspromonte pubblicato nel 1991 sulla rivista “Calabria sconosciuta”, presente tra l’altro nel romanzo cavalleresco “I Reali di Francia” di Andrea da Barberino (1370-1431) e magistralmente riprodotta . San Silvestro, che fu Papa dal 314 al 335, visse nell’epoca di passaggio fra le ultime persecuzioni e l’era della pace inaugurata dall’imperatore Costantino con l’editto di Milano del 313; secondo il racconto popolare sarebbe stato a lungo eremita nella grotta che da lui prende il nome. Non a caso, Silvestro significa “colui che abita le selve”, “uomo dei boschi”. Questo il racconto: l’imperatore Costantino, colpito dalla lebbra, mandò i suoi soldati a prelevare Silvestro, avendo ricevuto in sogno i santi Pietro e Paolo che gli rivelarono che quegli possedeva un’acqua capace di guarirlo. Lucio Albanio, capitano dei cavalieri di Costantino, venne mandato nel monte Soratte, nel Lazio, in provincia di Roma, dove però non lo trovò e sentì che si trovava invece in Aspromonte. Trovato il monte, lo attorniò perché Silvestro non fuggisse. Silvestro, pensando che Costantino volesse farlo morire, espresse il desiderio di celebrare l’ultima Messa e, per sfamare i soldati, piantò delle rape (secondo una variante, si trattava di carote). Poi entrò nella chiesetta e celebrò la Messa. Durante l’elevazione Lucio Albanio vide sopra l’ostia Cristo in croce. Terminata la Messa, Silvestro gli disse di andare a raccogliere un paio di rape e Lucio Albanio vi andò e ritornò con tre rape grosse come pani. É la fede che fa i miracoli disse Silvestro. Allora il cavaliere si inginocchiò e chiese il battesimo. Dopo aver mangiato, Silvestro chiese di poter rivedere, prima di essere riportato a Roma, tutto l’Aspromonte, perché quel luogo così favorevole alla meditazione lo aveva aiutato ad arrivare a Dio. Arrivò così nella valle dove sarebbero sorti il monastero e il santuario di Polsi. Qui nascose la sua cosa più preziosa: una croce in ferro, davanti alla quale si era spesso soffermato a pregare nella grotta. Giunto a Roma, Silvestro guarì Costantino, e lo battezzò con l’acqua portata dall’Aspromonte. Più tardi, nella valle di Polsi (il cui nome deriva da Epòpsis = Esaltazione della S. Croce), un torello che apparteneva alla mandria del conte Ruggero, avrebbe, secondo la tradizione, ritrovato la croce sotterrata. Secondo un’altra tradizione il giovenco perduto ritrovato inginocchiato davanti alla croce apparteneva al pastore Italiano, al quale apparve la Vergine, che gli indicò il punto in cui si sarebbe dovuta costruire una chiesa. I monaci basiliani coltivarono e propagarono la devozione alla S. Croce e alla Madonna, venerata sotto il titolo di Madre del Divin Pastore, e diedero inizio alla costruzione del Santuario con annesso cenobio. A Polsi sorse uno splendido monastero italo-greco in cui si onorava appunto la S. Croce (celebrata dal mondo cristiano il 14 settembre). Il culto della Madonna prenderà il sopravvento sulla Croce solo dall’anno 1560 in poi.

L'OPERA PITTORICA:

 

Il murale ubicato in contrada Lea, dal titolo " San Silvestro in Aspromonte tra storia e leggenda", è un'opera che racconta la storia dell'eremita Silvestro (divenuto poi

Papa), che trovò riparo tra i nostri monti.....